
Un’infanzia nell’élite messicana
Cordelia Urueta nasce nel 1908 in Coyoacán, in una famiglia di intellettuali, fortemente legata all’ambiente culturale e artistico messicano, frequentando sin da giovane i circoli dell’élite intellettuale del paese. Suo padre, Jesús Urueta Siqueiros, è una figura influente nella politica e nella letteratura e dirige la Revista Moderna, una rivista che contribuisce alla diffusione del modernismo in Messico. In questo contesto formativo, Urueta entra in contatto con personalità come il poeta e critico d’arte José Juan Tablada e il pittore Gerardo Murillo. Entrambi incidono in modo significativo sul suo percorso artistico e la avvicinano a correnti esoteriche che diventano centrali nella sua ricerca creativa.
Cordelia inizia a disegnare già da molto piccola, con l’intento di copiare le immagini che vedeva su diversi libri di testo. Gerardo è tra i primi a riconoscere il potenziale di Urueta e la incoraggia a dedicarsi con serietà alla pittura.

L’avvicinamento alla Delphic Society
Un passaggio decisivo nella sua formazione avviene nel 1929, quando si trasferisce a New York. In questa città si riavvicina a José Juan Tablada, un poeta messicano, e, attraverso di lui, conosce Alma Reed, giornalista e gallerista a capo dei Delphic Studios. I Delphic Studios costituiscono il ramo artistico della Delphic Society, un movimento intellettuale transnazionale che si propone di recuperare gli ideali della Grecia classica integrandoli con il pensiero filosofico e artistico contemporaneo. La società attrae artisti e teosofi interessati agli aspetti metafisici della creazione artistica, tra cui la stessa Cordelia.
Grazie alla partecipazione di Urueta a una mostra organizzata presso i Delphic Studios, la pittrice inizia ad essere conosciuta e apprezzata dal grande pubblico.

Dalla figura all’astrazione
Rientrata in Messico, Urueta continua a dipingere ininterrottamente. Utilizza colori intensi e forme essenziali. I suoi ritratti, con volti allungati e privi di peso, evocano una visione dell’essere umano in trasformazione. L’influenza delle idee teosofiche e l’attenzione alla dimensione spirituale dell’arte, dottrine incanalatele fin da molto giovane, sono punti fermi nella sua poetica.
Per un periodo si dedica alla rappresentazione del mondo indigeno. Urueta osserva con interesse la presenza delle donne indigene, i loro abiti, i movimenti, e traduce queste immagini in opere che riflettono il suo sguardo personale, distaccandosi dall’arte messicana del tempo.


Con il tempo, il suo lavoro si sposta sempre più verso l’astrazione, pur conservando in alcuni casi elementi figurativi. L’attenzione si concentra progressivamente su colore, ritmo e texture, che diventano i principali strumenti espressivi del suo linguaggio pittorico.


Esposizioni e riconoscimenti
Negli anni ’50 e ’60 realizza diverse mostre sia in Messico sia all’estero. È tra i membri fondatori del Salone Messicano di Arti Plastiche e mantiene rapporti costanti con l’ambiente intellettuale del tempo. Pur ricevendo ampi riconoscimenti, rifiuta il Premio Nazionale per le Arti, sostenendo che il valore dell’opera d’arte debba prescindere da premi o approvazioni ufficiali.
Cordelia Urueta muore nel 1995. Ad oggi le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche rilevanti, tra cui quella del Museo d’Arte Moderna di Città del Messico.

Fonti
https://www.occultmexicanart.com/cordelia-urueta
https://locus.uaa.mx/index.php/2020/09/28/mexicanas-en-el-arte-cordelia-urueta
https://nationalmuseumofmexicanart.org/artists/cordelia-urueta
